Spoon River

da Edgar Lee Masters e Fabrizio De André

Al Modena
Dal 19 ottobre fino al 5 novembre

Produzione

Teatro dell’Archivolto

Regia e drammaturgia

Interpreti

Elsa Bossi
Ugo Dighero
Rosanna Naddeo
Giorgio Scaramuzzino
e con i danzatori Luca Alberti, Angela Babuin, Filippo Bandiera, Massimo Cerruti, Eleonora Chiocchini, Francesca Zaccaria/ Emanuela Bonora

Contributi artistici

Coreografie

Giovanni Di Cicco

Scene

Marcello Chiarenza

Costumi

Marcello Chiarenza

Musiche originali

Mario Arcari

Luci

Aldo Mantovani

Lo storico omaggio a Fabrizio De André si intreccia con le poesie di Edgar Lee Masters: ritratto di una umanità tra Genova e il mondo. #teatrocanzone #teatrodanza #arte #poesia

«In platea sfilano uno a uno i personaggi resi celebri dalle canzoni di Faber: Trainor il farmacista con i suoi esperimenti chimici, lo scemo del villaggio che impara a memoria l’enciclopedia britannica, il medico ciarlatano e imbroglione, il malato di cuore cui l’anima sfugge via dalle labbra mentre bacia l’amata, il giudice Lively con la sua deformità. Tutti abitanti di una Spoon River che per l’occasione si lega a Staglieno, il cimitero monumentale di Genova. E la luce è tutta per loro, che da tempo sono scivolati nel lato oscuro dell’essere e che parlano e si raccontano sulle note dei brani di De André e Nicola Piovani, sulle musiche originali di Mario Arcari e nelle coreografie di Giovanni Di Cicco. I vivi, per una volta, tacciono e ascoltano il racconto di vite che un giorno sono state. Difficile non riconoscersi almeno un po’ in questi fantasmi e nel loro catalogo di passioni e speranze, delusioni e dolori che ora giacciono sotto una lapide di marmo». Con queste parole Claudio Marradi recensiva su “Liberazione” lo spettacolo Spoon River dell’Archivolto.
Torna in scena, dunque, lo storico allestimento realizzato nel 2009 e ispirato alla celebre Antologia di Edgar Lee Masters, pubblicata da Einaudi editore, e al poetico e bellissimo album che è Non al denaro, non all’amore né al cielo di Fabrizio De André.
Dunque, nella sala del Teatro Gustavo Modena – ancora una volta svuotata dalle poltroncine, in una sorprendente installazione di Marcello Chiarenza, sorta di bosco metafisico dove si muovono attori e danzatori – riecheggiano le parole di un’umanità tragicomica, meschina e vera, sognatrice e romantica. È la piccola comunità che, nella regia di Giorgio Gallione, si racconta evocando storie impastate di dolori e speranze. Il conformismo, l’ipocrisia, la fede, la schiettezza, le illusioni della vita: è il ritratto di un mondo, di una città, di una o mille vite.
Per Monica Corbellini di “Repubblica”«vedere Spoon River è come trovarsi tra anime semplici immortali, rese salve dall’empatia che si crea tra attori e spettatori. Parole danzate e canzoni recitate in un compenetrarsi suggestivo di prosa, danza e musica, per una commedia che arriva al cuore di chi ascolta con gli occhi. Un’ora e mezza di stupore e poesia, intensità e ironia».

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