Smith & Wesson

Alessandro Baricco

Al Modena
Dal 6 marzo fino al 10 marzo

Produzione

Teatro Stabile del Veneto
Teatro Stabile di Torino

Interpreti

Natalino Balasso
Fausto Russo Alesi
Camilla Nigro
Mariella Fabbris

Contributi artistici

Scenofonia, luminismi e stile

Roberto Tarasco

Costumi

Federica De Bona

Due simpatici farabutti, cinici, un po’ meschini e inconcludenti. Storie che si intrecciano davanti alle cascate del Niagara. Per un testo pieno di sfide.
#drammaturgiacontemporanea #letteratura #attori #pistole

«È raro – racconta il regista Gabriele Vacis – che io metta in scena testi teatrali. Di solito li scrivo con gli attori, i testi. Di solito, più che scritti, sono trascritti. Cioè: parlo con gli attori, che di solito sono anche autori, o, come dicevo un tempo, autori della loro presenza in scena. Poi improvvisiamo, costruiamo situazioni per l’azione. I testi teatrali mi sembrano sempre “troppo scritti”. Ho “usato”, per i miei spettacoli, testi di Shakespeare, di Goldoni, di Molière: ma sempre come pre-testo. C’è una sola eccezione. Un testo l’ho messo in scena: Novecento, di Alessandro Baricco. Ma è un’eccezione in tutti i sensi. Baricco ha scritto quel testo perché lo mettessi in scena io, con Eugenio Allegri. E la stessa cosa è accaduta per Smith & Wesson. Baricco ha visto molti dei miei spettacoli, conosce il mio lavoro, come io conosco il suo. La scrittura di Baricco contiene l’azione: quello che si deve fare è estrarla. Considerando una cosa che a me piace molto: Baricco non ha paura dei sentimenti. Però se ne vergogna sempre un po’. È una cosa che io capisco molto bene. Siamo tutti e due di Torino. Quindi gli attori devono trovare un equilibrio tra l’ironia e la verità del dramma: molto difficile. Ci vogliono attori particolari, come Allegri per Novecento. Credo che Baricco abbia letto questa sensibilità nella presenza di Balasso, quando lo ha visto nei Rusteghi. Balasso sarà Smith. Bisognava trovare Wesson. E questo mi ha dato l’opportunità di regolare un conto aperto con Fausto Russo Alesi. Fausto è stato mio allievo. Lo conosco da quando aveva diciotto anni e mi è subito piaciuto quel ragazzino che arrivava a Milano dalla Sicilia con un’energia smisurata. Però non avevo avuto occasione di lavorare con Fausto. Eccoci qua: per me in uno spettacolo devono incrociarsi percorsi, memorie e sentimenti». Il critico Tommaso Chimenti, recensendo lo spettacolo per “Il Fatto Quotidiano” ha scritto: «Le pistole, i cartoni animati e la frontiera sono i tre capisaldi della cultura statunitense. Smith & Wesson miscela i tre elementi, sullo sfondo il senso della vita, in uno scenario di conflitto generazionale irrisolto. Qui ognuno a suo modo è un Amleto che vede farsi presenza costante il fantasma del padre ingombrante».

GALLERIA FOTOGRAFICA