Reality

Daria Deflorian/ Antonio Tagliarini

Alla Sala Mercato
Dal 22 febbraio fino al 23 febbraio

Produzione

A.D.
Festival Inequilibrio
Armunia
ZTL-Pro

Interpreti

Daria Deflorian
Antonio Tagliarini

Contributi artistici

Luci

Gianni Staropoli

Un teatro fatto di semplicità e consapevolezza, di sapienza attorale e impalpabilità, di leggerezza e sentimento. Ecco la realtà di Deflorian/Tagliarini.
#drammaturgiacontemporanea #teatrodanza #filosofia #attori

Cosa è la realtà? Cosa è reale a teatro? Forse sono queste le suggestioni che guidano una straordinaria coppia scenica, formata dall’autrice-attrice Daria Deflorian con il performer e autore Antonio Tagliarini. I loro spettacoli hanno riscosso successo in tutta Europa per la cifra unica, stralunata, sospesa, struggente. E Reality, del 2012, non fa eccezione. Riflessione sulla realtà, sull’essere anonimi e unici, speciali e banali, lo spettacolo evoca Janina Turek, la donna polacca che per cinquant’anni ha annotato “i dati” della sua vita: quante telefonate aveva ricevuto e chi aveva chiamato (38.196); dove e chi aveva incontrato e salutato (23.397); quanti appuntamenti aveva fissato (1.922); quanti regali aveva fatto (5.817); quante volte aveva giocato a domino (19); quante volte era andata a teatro (110); quanti programmi televisivi aveva visto (70.042).
Questo enorme elenco è lo spunto che consente a Deflorian/Tagliarini di scorrere la vita – propria e altrui – partendo proprio dai dettagli, dall’apparente banalità del quotidiano. Spiegano gli autori: «Non si tratta di mettere in scena o fare un racconto teatrale attorno a Janina Turek, ma di dialogare con quello che sappiamo e non sappiamo di lei e di creare una serie di corto circuito tra noi e lei e tra noi e il pubblico attorno alla percezione di cosa è la realtà». A proposito dello spettacolo, il critico Massimo Marino ha scritto:«Sono i due attori-performer, sempre in bilico tra la rappresentazione e la distanza che introduce la loro personalità, continuamente trattenuta da un formicolante subbuglio interiore, a formulare ipotesi, a provare a dare sostanza di esplorazione di vita ai numeri dei quaderni. Sono magnifici: lei, Daria Deflorian, avanza in un silenzio pesante che potrebbe preludere a una grande tirata tragica di un’eroina ferita di Racine, e snocciola, con una voce placida, un po’ cantante, lievemente stupita e incrinata, numeri, atti quotidiani… Lui, con l’aria da folletto impertinente, dopo aver ricordato altri numeri, altre ossessioni, ci mostra la donna invecchiata, piegata, rimpicciolita, con le vene gonfie, ancora in cerca di riempire un tempo che scivola verso la morte, incerta se sollevarsi ancora una volta dalla poltrona».

 

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