Pueblo

Ascanio Celestini

Al Modena
Dal 22 marzo fino al 24 marzo

Produzione

Fabbrica
RomaEuropa Festival 2017
Teatro Stabile dell’Umbria

Interpreti

Ascanio Celestini
Gianluca Casadei

Contributi artistici

Suono

Andrea Pesce

A volte non c’è trama, ma mille trame di un tessuto, fili di un affresco divertente e struggente: con Pueblo Ascanio Celestini torna a raccontare la vita nel micromondo di un bar.
#racconto #società #musica #drammaturgiacontemporanea #attori

«Pueblo – scrive Ascanio Celestini presentando lo spettacolo – è la seconda parte di una trilogia che comincia con Laika. In entrambi i casi si tratta di vicende di personaggi che vivono ai margini della narrazione alla quale siamo abituati. Personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere, ma si aspettano continuamente che il mondo gli mostri qualcosa di prodigioso. Ci credono talmente tanto che alla fine il prodigio accade. Ignorano il potere di Dio o degli eserciti. La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa, per questo, pur essendo ai margini della società vorrei che riuscissero a rappresentarla per intero. Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana».
Continua dunque la contro-storia scritta da questo incredibile artista: romanziere, drammaturgo, attore, cineasta, giornalista, sempre e comunque testimone che ha la forza, l’ostinazione e la grazia infinita di dar voce al mondo degli Altri, quelli rimasti fuori, quelli che raramente vengono ascoltati. Lo fa superando eventuali luoghi comuni o immagini abusate: perché tutto, prima o poi, acquista senso. I suoi racconti, come il bellissimo Laika, sono spesso struggenti, strampalati, divertenti, indignati, commoventi. Racconta un mondo di emarginati, di sbandati, anime strane – buone ma non candide – di una periferia umana oltre che geografica. Pueblo è animato da una commessa di supermercato, da una barbona, dal facchino africano, da un vecchio, uno zingaro, e la proprietaria di un bar di periferia, di quelli con le slot machine, dove in qualche modo tutti finiscono.
Non servono grandi scenografie né effetti scenici, bastano pochi oggetti quotidiani per ricreare un mondo: «A me interessava – dice ancora Celestini – raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso, di tremendo, di violento. Quando quello che accade, insomma, si trasforma in una notizia. E invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie».