Non ti pago

Eduardo De Filippo

Alla Corte
Dal 24 gennaio fino al 29 gennaio

Interpreti

Carolina Rosi
Viola Forestiero
Nicola Di Pinto
Federica Altamura
Andrea Cioffi
Gianfelice Imparato
Massimo De Matteo
Carmen Annibale
Paola Fulciniti
Gianni Cannavacciuolo
Giovanni Allocca

Contributi artistici

Scene

Gianmaurizio Fercioni

Costumi

Silvia Polidori

Musiche

Nicola Piovani

Luci

Stefano Stacchini

Clamorosa vincita al lotto con numeri ricevuti in sogno dal padre altrui ed esilaranti manifestazioni d’invidia del “derubato”. Una travolgente farsa dal retrogusto tragicomico, con personaggi ambigui e surreali che fanno ridere perché incapaci di distinguere il sogno dalla realtà.

NON TI PAGOÈ questo l’ultimo spettacolo diretto e interpretato da Luca De Filippo, il cui ruolo sulla scena è oggi assunto da Gianfelice Imparato. Scritta da Eduardo De Filippo nel 1940, Non ti pago è una commedia che si colloca a cavallo tra la Cantata dei giorni dispari, nella cui raccolta l’autore la volle inserita fino al 1971, e la Cantata dei giorni pari, dove da quest’anno in poi venne classificata con maggiore rispetto della cronologia e dell’argomento. È comunque con questa commedia che i fratelli Eduardo e Peppino De Filippo, i quali ancora facevano Compagnia insieme, cominciarono a essere presi in considerazione anche dalla critica, concordando sempre più con quello che poco tempo dopo ebbe occasione di scrivere Ennio Flaiano: «Senza esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d’oggi al teatro».

L’assunto narrativo coniuga la farsa e la tragedia. Ferdinando Quagliuolo, che ha ereditato la gestione di un banco “lotto” dopo la morte del padre, è anche un accanito giocatore, nonostante la sua eccezionale sfortuna. Un suo impiegato, Mario Bertolini, al contrario inanella vincite su vincite, suscitando la feroce invidia del datore di lavoro. Con la complicità della madre Concerta, Mario fa la corte a Stella, la figlia di Ferdinando. Un giorno Mario annuncia che grazie ai numeri ricevuti in sogno dal padre di Ferdinando ha vinto una ricca quaterna. La cosa manda su tutte le furie Ferdinando, il quale, sostenendo che il destinatario di quel sogno era in realtà lui, si rifiuta di pagare la vincita. Data questa situazione di partenza, la commedia procede poi secondo gli schemi della farsa, con Ferdinando che dapprima cerca di rivolgersi alla legge degli uomini tramite un avvocato e di Dio con l’aiuto del parroco, poi prova estorcere a Mario una formale rinuncia alla vincita e quindi non esita a far precipitare la situazione nella tragedia a mano armata. Ma, infine, il lieto fine trionfa, anche se lascia un retrogusto amaro.

Così ne ha scritto la critica: «Una cosa viva, piena di humour, di charme che sa divertire il pubblico anche grazie a un gruppo di attori affiatati, con i tempi perfetti che questo testo eduardiano richiede» (“L’Unità”). «Un autentico gioiellino: un delicatissimo equilibrio fra il piacere di divertire e la voglia di raccontare, tra gioco e amaro sarcasmo» (“La Repubblica”). «Una bella compagnia di attori che ben giocano con i loro personaggi, per uno spettacolo che fa assaporare la vivacità e la vitalità della nostra tradizione» (“Il Corriere della Sera”).

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