Nessun luogo è lontano

Giampiero Rappa

Al Modena
Dal 12 aprile fino al 13 aprile

Produzione

Argot

Interpreti

Alice Ferranti
Giampiero Rappa
Giuseppe Tantillo

Contributi artistici

Scene

Francesco Ghisu

Costumi

Lucia Mariani

Musiche

Stefano Bollani

Luci

Daria Grispino

Per i critici è un teatro sospeso tra Pinter e Thomas Bernhard: ma Giampiero Rappa, autore, regista e attore genovese, conferma un proprio stile acuto e teso.
#drammaturgiacontemporanea #commedia #attori

«Tutta l’azione scenica – scrive Rappa – avviene all’interno di una baita, metafora di quel luogo dove ci si isola per proteggersi e capire cosa si desidera veramente dalla vita. I tre personaggi hanno i difetti, i caratteri e il modo di parlare tipici della commedia. Mario, 50 anni, ex scrittore di successo, difende la propria solitudine, recita come se avesse la maschera dell’attore tragico mentre, scena dopo scena, i due giovani provano in tutti modi a smascherarlo. In questa ricerca affannosa e tragicomica i due ragazzi finiranno per conoscere meglio se stessi e ritornare al mondo più adulti». L’antefatto non sarebbe dispiaciuto a quel genio, ostico e misantropo, di Thomas Bernhard. Ma il teatro di Rappa ha specificità e valenze tutte sue: lo spettacolo, infatti, ha un gusto attuale, impastato su dialoghi serrati ed ellittici, con un senso di angoscia incombente. Ma non si fugge, nessun luogo è troppo lontano per esser raggiunto: l’orgoglioso scrittore della storia, isolatosi in una baita di montagna, riceverà due visite inattese, e le cose cambieranno per tutti.
Secondo Rodolfo Di Giammarco, di “Repubblica”, Rappa è «un drammaturgo pronto sempre a esaminare il profondo degli uomini, capace di dare gran significato ai silenzi, pronto a rendere espressive singole parole, isolati sguardi, gesti minimi». E, aggiunge Gianfranco Capitta, critico del “Manifesto”, «è una figura molto interessante della scena italiana oggi. Autore drammatico di scuola genovese, dagli esordi romani assieme a Paravidino, è arrivato a scrivere testi molto personali e vissuti». Per Nessun luogo è lontano, il critico dice: «I dialoghi assumono un carattere quasi pinteriano: non tutto è chiaro, le notizie sono ellittiche, eppure la tensione è forte e di sbocchi non si vede l’ombra. Le note di Bollani acuiscono la sospensione delle parole. Non c’è happy end, ma essere potuti entrare in quella stanza isolata a osservare quei materiali umani lascia l’appagamento dell’esperimento scientifico, che ogni spettatore poi può commisurare alle proprie capacità e situazioni».

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