Minetti

Thomas Bernhard

Al Duse

Dal 13 ottobre all’1 novembre 2015

Interpreti

Eros Pagni (Minetti, attore drammatico)
Federica Granata (Una signora)
Marco Avogadro (Portiere)
Nicolò Giacalone (Facchino)
Daniela Duchi (Una ragazza)
Marco De Gaudio (L’innamorato della ragazza)
Maurizio Taverna (Un vecchio che zoppica)
Daniela Duchi, Michele Maccaroni (Una vecchia coppia di coniugi)
Daniele Madeddu (Una scimmietta)
Francesco Russo (Un ubriaco)
Michele Maccaroni (Uno storpio)
Daniele Madeddu (Un cameriere)
Giovanni Annaloro, Mario Cangiano, Maria Angela Cerruti, Marco De Gaudio, Roxana Doran, Daniela Duchi, Michele Maccaroni, Sarah Paone, Francesco Russo, Emanuele Vito (Persone in maschera)

Contributi artistici

Versione italiana

Umberto Gandini

Scena

Catherine Rankl

Costumi

Catherine Rankl

Musiche

Andrea Nicolini

Luci

Sandro Sussi

Progetto e realizzazione maschere

Bruna Calvaresi

Intitolato al “più grande attore tedesco del dopoguerra”: Bernhard Minetti. Ritratto di un artista da vecchio che s’interroga sull’arte dell’attore come riflesso del mondo. Quasi un Aspettando Godot secondo Thomas Bernhard.

Scritta nel 1976, Minetti è una commedia costruita intorno a un interrogativo: quale ruolo ha l’arte, e in particolare il teatro, nella società odierna? Alla ricerca di una risposta, l’austriaco Thomas Bernhard (1931-1989) intreccia il comico e il tragico, la realtà con la sua trasfigurazione poetica; descrive, con rabbia e con passione, un mondo grottesco e assediato da una metaforica tempesta di neve.

Nella notte di San Silvestro (maschere, luci, petardi, musica, ecc.), il vecchio Minetti indugia nella hall di un albergo di Ostenda. Attende un direttore di teatro che vuole riportarlo sulla scena nel ruolo di Re Lear. Nell’attesa parla di sé e della propria arte. Evoca frammenti della sua vita (reale o immaginaria?), rivolgendosi al personale dell’hotel, a una signora e a una ragazza.

Minetti è un grande attore del passato, ma anche un grande personaggio moderno, affidato ora all’interpretazione di Eros Pagni, per la regia di Marco Sciaccaluga: testimonianza vivente dell’attualità tematica e linguistica di un grande drammaturgo, Thomas Bernhard, che ventisei anni dopo la sua morte continua a indicare al pubblico una possibile via verso il futuro.

Se devo fare un bilancio, azzardare una definizione di me stesso, direi: in quanto attore sono un venditore d’anime.
Bernhard Minetti

L’artista diventa un vero artista solo quando è completamente pazzo.
Thomas Bernhard

Ho diretto Eros in moltissimi spettacoli e da molti anni: sono sempre stati “viaggi” appassionati, dove, al di là dei successi o degli insuccessi, non abbiamo mai smesso di credere insieme che ogni volta ci dovevamo rimettere in discussione, ricominciare da capo, “svitarci gli occhi”, come diceva Henry Fonda, per guardare il mondo con quelli di un altro. Nel caso di Minetti, sento che in gioco ci sia qualcosa di più, perché al suo centro c’è il teatro e l’arte dell’attore, il suo senso, la sua necessità, la sua radicalità davanti al Mondo. C’è dunque il lavoro che ci siamo scelti, o che ci ha scelti. Per ogni teatrante Minetti è un autoritratto, ma scommette su un’idea provocatoria: una forma estrema di Autofiction (di me, soltanto di me sono in grado di parlare) che sappia trovare la forza di mostrare che l’Attore è l’Uomo e che il Teatro si fa Autoritratto del Mondo, anche quando entrambi, come in questo testo, raccontano la loro fatale e rovinosa caduta.
Marco Sciaccaluga

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