Medea

Euripide

Alla Corte
Dal 14 novembre fino al 19 novembre

Produzione

CTB Centro Teatrale Bresciano
Teatro de Gli Incamminati
Piccolo Teatro di Milano

Interpreti

Franco Branciaroli
Alfonso Veneroso
Antonio Zanoletti
Tommaso Cardarelli
Livio Remuzzi
Elena Polic Greco
Elisabetta Scarano
Serena Mattace Raso
Arianna Di Stefano
Francesca Mària
Odette Piscitelli
Alessandra Salamida
Raffaele Bisegna
Matteo Bisegna

Contributi artistici

Versione italiana

Umberto Albini

Scene

Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte

Costumi

Jacques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca

Luci

Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni

Torna in scena uno storico allestimento del 1996 di Luca Ronconi: Medea, con Franco Branciaroli sorprendente protagonista nel ruolo della maga creata da Euripide. Uno spettacolo di grande intensità, in cui la potenza sovrannaturale e divina di Medea ha l’energia e l’ironia di uno dei migliori attori italiani. Con un esito “inquietante”.
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Di fronte a Franco Branciaroli, virile con una leggera e femminile camicia da notte, che dava parola e corpo a Medea, pubblico e critica reagirono con sorpresa ed emozione. Sul “Corriere della Sera” il poeta e critico Giovanni Raboni scrisse: «Se dovessi trovare una sola parola per descrivere la Medea di Euripide messa in scena nell’affabilissima traduzione di Umberto Albini (…) credo che opterei per un aggettivo tanto abusato quanto, a prima vista, generico: inquietante. Ma pensiamoci bene: a una tragedia scritta venticinque secoli fa e incrostata, alla lettera, di interpretazioni moderne più o meno ideologiche, più o meno attualizzanti, cosa si può chiedere di più di un paio d’ore di autentica, non eludibile inquietudine?».
Medea fu un successo. La scelta radicale – sostanzialmente anti-tragica, ironica, anti-narrativa come era il teatro di Ronconi – di affidare a un attore la parte di Medea risultò non solo filologicamente corretta, dal momento che nell’Atene del V secolo erano solo gli uomini a recitare, ma soprattutto indicativa di una prospettiva che Luca Ronconi definì un «tentare una approssimazione all’oggettività della tragedia».
Una prospettiva intuita già nel celebre allestimento dell’Orestea del 1972, che si illumina di una ulteriore possibilità proprio con Medea. In una intervista, il regista dichiarò: «Spostando il baricentro del dramma dal rapporto Medea-Giasone a quello Medea-coro e sottraendo parallelamente il testo alle interpretazioni “psicologiche” e socialmente “rivoluzionarie”, Medea svela infatti la propria autentica identità di maschera impenetrabile, figura di un’irriducibile alterità pronta a pietrificare, come una nuova Medusa, chi cerchi di decifrare il suo segreto».
Riprendere lo spettacolo a distanza di oltre venti anni, affidando la cura della regia a Daniele Salvo – a lungo attore di Ronconi – significa dunque ritrovare un Branciaroli al suo meglio: intenso, vibrante, sapientemente sopra le righe e sornione nel trattare con un coro di donne che vive in una sorta di “sottoscala”, o forse nel retro di un vecchio cinema, disegnato da Francesco Calcagnini. Qui Medea, ancora una volta, compie la sua vendetta.

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