Macbeth Remix

Edoardo Sanguineti da William Shakespeare e Francesco Maria Piave

Al Duse

dal 19 aprile all’8 maggio

Interpreti

Paolo Bonacelli (Macbeth)
Elisabetta Pozzi (Lady Macbeth)
memorie in video di
Eros Pagni (Banquo)
Marco Sciaccaluga (Duncan)
Judith Malina, Dely De Majo, Sierha Bonnette, Daniele Madeddu (Streghe)

 

Contributi artistici

Scene

Guido Fiorato

Costumi

Guido Fiorato

Scenografia acustica e musiche

Andrea Liberovici

Luci

Fausto Perri

La tragedia di William Shakespeare rivisitata da Edoardo Sanguineti. Un Macbeth moderno, che mescola musica e recitazione, immagini in video e azioni dal vivo, classicità e innovazione.

Per questo nuovo allestimento del remix shakespeariano/sanguinetiano, la regia di Andrea Liberovici si appoggia sulla grande solitudine del protagonista, colmata da un serrato dialogo interiore a più voci con se stesso e con la Lady protagonista e “doppio“ della sua natura più intima e barbara.

Lady è presenza, canto e streghe, in sintesi musica, quasi che il vero scontro/incontro fra i due protagonisti si configuri, per usare una categoria psicanalitica, come un confronto fra Io e Es, fra significato e significante, fra volontà (Macbeth) e destino (Lady-musica). Quello proposto da Liberovici è un Macbeth moderno, che si svolge in una stanza vuota con tre muri alti e fatiscenti e con una finestra aperta sul muro di fondo da cui s’intravede lo scorrere del tempo (giorno-notte-acquazzoni-sole ecc.) in un libero gioco dell’interpretazione e dell’immaginazione teatrale.

Allargare al massimo l’orizzonte dei linguaggi, puntare su frizioni e choc, speculare sopra accoppiamenti di forme e di toni assolutamente non giudiziosi, è per me esercizio antico e preciso progetto di poetica. Il teatro, che è appunto, per eccellenza, “travestimento”, mi pare che invochi siffatte manipolazioni, in vista di una piena sregolatezza inventiva, anarchicamente ben temperata. E questo vale per la parola, per il suono, per l’immagine, per il gesto. Del resto, si sa, Shakespeare insegna.
Edoardo Sanguineti  

I perché di questo nuovo Macbeth sono numerosi. A questo punto del percorso ho sentito l’esigenza di applicare la “tecnica” che comprende l’uso dei nuovi mezzi d’informatica musicale, spazializzazione del suono e quant’altro, al servizio di una grande storia e forse una delle più, per così dire, musicali, del grande Bardo, non per puro esercizio di stile, ma perché mi sembra che la visione dell’interpretazione del testo possa portare un ulteriore contributo alla lettura di un grande classico. Macbeth è “un’ombra, che cammina”, incastrata in un mondo che ”significa niente”. È paradossalmente l’unico personaggio che nel nostro spettacolo non parla in musica, ma lotta con essa. Dalla musica Macbeth sarà spinto e condotto alla tragedia rimanendo però fino alla fine uomo saldamente ancorato all’esile filo di una ragione parlata. Il suo essere incastrato in una musica che è il suo stesso destino ne determinerà l’umanità.
Andrea Liberovici

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