L’età del caos

Federico Rampini

Al Modena
2 febbraio fuori abbonamento

Produzione

Corvino Produzioni

Interpreti

Federico Rampini
Valentino Corvino (violino, elettronica)
Roberta Giallo (voce, tastiere)

 

Contributi artistici

Video e luci

Angelo Generali

Guarire la democrazia o cedere alle tentazioni autoritarie? Ecco la domanda alla base del racconto di un gigante del giornalismo come Federico Rampini. Parlando di Trump e non solo, perché, dice: «Il tradimento delle élites genera mostri».
#drammaturgiacontemporanea #giornalismo #politica #attualità #teatromusicale

Da tempo tanti giornalisti scelgono la forma del teatro, più che le pagine dei prestigiosi quotidiani, per raccontare storie direttamente agli spettatori: guardandoli in faccia, parlando apertamente di fatti recenti o passati, di personaggi mitici o storici. Il giornalismo in scena conferma la funzione di democrazia discorsiva che il teatro ha sempre avuto, dall’Atene di Pericle in poi: la polis si raccoglie attorno allo spazio della rappresentazione per ascoltare, capire, specchiarsi. Così, Federico Rampini, genovese di nascita ma americano di adozione, corrispondente di “Repubblica” dagli Stati Uniti, è il più titolato testimone per spiegare quanto sta accadendo a Washington e dintorni. Di fatto, l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump segna una nuova e incerta stagione: Rampini la affronta, da par suo, mutandola in materia del tutto teatrale. Accompagnato dalla musica dal vivo di Valentino Corvino e Roberta Giallo, che spaziano nei grandi classici del rock, da Bob Dylan ai Rolling Stones – tra l’altro ampiamente usati da Trump nei suoi comizi – il racconto di Rampini segue una struttura per quadri, evocando un modello brechtiano di teatro critico e impegnato. Così, nella ricostruzione operata dal giornalista, si va dalla vivace vicenda biografica di Trump, noto «bancarottiere seriale, molestatore di Miss Universo, inventore di un reality-tv di successo» alla sua improbabile ascesa alla presidenza. Ma quel che interessa Rampini è capire come e perché quell’establishment che lo ha sbeffeggiato fino all’ultimo non si sia reso conto di cosa Trump incarnasse. Si chiede il giornalista: «L’America che lo ha votato, dopo avere eletto due volte Obama, è un’“altra” nazione? O invece le cause del disagio sociale erano già ben visibili prima, e lui le ha intercettate sconvolgendo tutte le regole del politically correct?». Lo spettacolo, com’è giusta prassi del grande giornalismo, si arricchisce sistematicamente, seguendo i primi passi del Trump neo presidente, con aggiornamenti sulla situazione europea e mondiale. Le elezioni in Francia, quelle in Germania, la campagna elettorale permanente italiana sono ulteriori spunti di analisi per raccontare questa Età del caos.