Intrigo e amore

Friedrich Schiller

Alla Corte

dal 12 aprile all’1 maggio

Interpreti

Tommaso Ragno (Presidente von Walter, alla corte di un principe tedesco)
Simone Toni (Ferdinando, suo figlio maggiore)
Roberto Alinghieri (Maresciallo Von Kalb)
Mariangeles Torres (Lady Milford, favorita del Principe)
Daniela Duchi (Sophie)
Andrea Nicolini (Wurm, segretario del Principe)
Enrico Campanati (Miller, musicista)
Orietta Notari (Sua moglie)
Alice Arcuri (Luise, loro figlia)
Nicolò Giacalone (Un cameriere del Principe)
Marco Avogadro (Un cameriere)

Contributi artistici

Versione italiana

Danilo Macrì

Scena

Catherine Rankl

Costumi

Catherine Rankl

Musiche

Andrea Nicolini

Luci

Marco D'Andrea

Partner tecnico

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Onore e disonore, povertà e ricchezza, libertà e tirannia. Il potente von Walter vuole che il figlio sposi la favorita del Principe, ma il giovane non si rassegna a rinunciare alla felicità con la figlia di un violoncellista.

La modernità del dramma scritto a soli venticinque anni da Friedrich Schiller (1759-1805) sta innanzitutto nella polemica contro l’assolutismo del potere, nella difesa della libertà d’amare, nella giovanile volontà di ribellione, nella rabbiosa denuncia dei privilegi di casta.

Raccontando il contrastato amore tra il nobile Ferdinand e la borghese Luise, l’autore tedesco prende di petto i problemi sociali della sua età e li mette a confronto con la spontanea purezza del sentimento amoroso nel quale, pochi anni prima della Rivoluzione Francese, si possono già intravvedere i segni d’inizio del mondo moderno.

In pieno “Sturm und Drang”, il giovane Schiller chiama in causa passioni smisurate, spettacolarmente colorate di forti toni teatrali melodrammatici, che non a caso nel secolo seguente offrirono materia per un’opera lirica firmata da Giuseppe Verdi (Luisa Miller), facendo di Intrigo e amore (Kabale und Liebe) un classico che, riproposto ora in una nuova traduzione dal Teatro Stabile di Genova, punta con decisione – per dirla con Ladislao Mittner – a «fondere compiutamente la tragedia politica e quella amorosa, perché erompono da un solo, indivisibile e disperato anelito giovanile di libertà e d’amore».

La mia Luise Millerin (primo titolo della commedia) possiede proprietà che poco si addicono al teatro così come è concepito oggi. Per esempio, la miscela gotica per cui il comico avvicenda il tragico, il capriccio l’orrore. E, malgrado gli sviluppi procedano abbastanza tragicamente, ci sono personaggi e situazioni esilaranti che spezzettano lo svolgimento dell’azione.
Friedrich Schiller 
 

Qualche anno fa ho visitato la casa di Schiller a Weimar, un bell’appartamento, dove potrebbe tranquillamente vivere una famiglia borghese di oggi: lo studio con tante stampe dei suoi viaggi in Italia, il salotto con una grande stufa di maiolica “alla russa”, le camere da letto. In quella dei suoi figli, i lettini e, incorniciati, disegni infantili. Un disegno in particolare mi ha commosso: una bimbetta fa una linguaccia e sotto c’è scritto, di pugno di Schiller: «La mia bimba abbia una vita nella libertà e che le sia risparmiato il destino di Luise Millerin!». Un padre sogna per la sua bambina un destino di libertà, mentre nella sua testa di poeta drammatico infuria la passione di un destino di schiavitù e ribellione. Guardando quel disegno ho sentito forte la consapevolezza che Arte e Realtà si saldano e si giustificano a vicenda: Intrigo e Amore oggi continua a parlarci dalla pace di quella casa borghese di Weimar.
Marco Sciaccaluga

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