Il senso della vita di Emma

Fausto Paravidino

Al Duse
Dal 6 febbraio fino all'11 febbraio

Produzione

Teatro Stabile di Bolzano
CSC Centro Servizi Culturali Santa Chiara Trento
Coordinamento Teatrale Trentino

Interpreti

Fausto Paravidino
Iris Fusetti
Angelica Leo
Jacopo Bicocchi
e con (in ordine alfabetico) Gianluca Bazzoli, Giuliano Comin, Marianna Folli, Emilia Piz, Sara Rosa Losilla, Maria Giulia Scarcella, Giacomo Dossi, Veronika Lochmann

Contributi artistici

scene

Laura Benzi

costumi

Sandra Cardini

musiche

Enrico Melozzi

luci

Lorenzo Carlucci

Il romanzo teatrale di una famiglia, dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri. Arte, politica, terrorismo, relazioni, ecologia, scelte: si muove tra memoria e presente la nuova creazione di Paravidino. #drammaturgiacontemporanea #attori #teatropolitico #memoria

Che Fausto Paravidino sia uno dei più interessanti drammaturghi europei è noto da tempo. Lo sappiamo per le storie che crea: fotografie, ritratti di umanità minime, semplici, vive e riconoscibili. E per confermarlo non c’era bisogno che la Comédie Française mettesse in scena un suo testo, La malattia della famiglia M già nel 2010. È un autore “generazionale”, per la sua capacità di raccontare il mondo di giovani costretti a diventare adulti troppo in fretta o non diventarlo mai. È un autore attento alle dinamiche sociali, politiche, economiche di un’Italia allo sbando, compressa tra lo scandalo di Genova 01 e la crisi economica. Ma è uno scrittore che sa coniugare un’ironia graffiante, degna della miglior commedia (non escluso Woody Allen) con un gusto amaro, disincantato, a tratti violentemente cupo o rabbioso. In scena, affiancato da Iris Fusetti, Fausto Paravidino, come regista e attore, propone spesso una recitazione scarna, demistificatrice, aguzza e analitica, che pure esplode in tragedie dolenti e dolorose. Ora affronta un nuovo testo: Il senso della vita di Emma. Presentando il lavoro, Paravidino scrive: «È un romanzo teatrale in due parti. Siamo all’opening di una galleria, tra i quadri c’è il ritratto di una donna: Emma. Di lei conosciamo solo la sua faccia dipinta. Quanto dobbiamo sapere del soggetto per apprezzare l’opera? Comincia così la storia di Emma, raccontata e agìta dalle persone della vita di Emma: la madre, il padre, il fratello, la sorella, gli amici dei genitori, il parroco, una vicina… ma non da Emma. Emma non parla, perché Emma è scomparsa. È scomparsa volontariamente e le persone della vita di Emma si chiedono perché Emma abbia fatto come la madre di Emma quando era incinta di Emma. Allora era scomparsa perché non sopportava più la sua vita ma sapevano tutti dov’era: era da Clara e da Guido, i suoi amici. Emma invece nessuno sa dov’è. Sanno che non ha più il profilo facebook, né il telefono e sanno che è stata avvistata in Kosovo e che ci sono due persone che ricevono notizie di lei. Sanno che sta bene. E che, prima che cali la tela, tornerà».