Il secondo figlio di Dio

Manfredi Rutelli e Simone Cristicchi

Al Modena
Dal 9 gennaio fino al 10 gennaio

Produzione

CTB Centro Teatrale Bresciano
Promo Music
con la collaborazione di
Mittelfest 2016 e Dueffel Music

Interprete

Simone Cristicchi

Contributi artistici

Scene

Domenico Franchi

Costumi

Domenico Franchi

Musiche

Valter Sivilotti
Simone Cristicchi

Luci

Cesare Agoni

Un racconto sospeso tra religione e rivoluzione. Un musical che affronta un tema civile. Con Simone Cristicchi la storia vera di un predicatore dell’Ottocento è occasione per riflettere sul presente.
#teatrocanzone #brecht #religione #storiapopolare

 

Potrebbe evocare il Brecht di Madre Coraggio, con quel suo carretto che attraversa la guerra, ma la storia di David Lazzaretti, detto “il Cristo dell’Amiata”, è una straordinaria vicenda ignota ai più.
Simone Cristicchi prosegue la sua ricerca in teatro, nel solco tracciato dal fortunato Magazzino 18, con uno spettacolo che il regista Antonio Calenda ha voluto definire, anche in questo caso con una evocazione brechtiana, “musical civile”.
La canzone dal vivo si fa testimonianza alta, capace di cogliere la dimensione epica, quale strumento di racconto di grandi e piccole storie: e Cristicchi diventa il cantore, il portavoce di una vicenda mitica che affonda nelle origini e nell’identità di un popolo.
Il secondo figlio di Dio è dedicato alla vicenda umana e spirituale di Lazzaretti, il predicatore che, nella seconda metà dell’Ottocento, aveva fondato una comunità di fedeli sul Monte Amiata, dando vita al movimento chiamato “giurisdavidico”.
Racconta Cristicchi: «Mi incuriosivano le ragioni della venerazione di questo uomo, oggetto di culto nonostante non sia mai stato proclamato santo. Un santo laico, pagano, che radunò col suo carisma migliaia di persone, mezzadri, contadini, fondando una nuova chiesa. Sta di fatto che Lazzaretti subì un processo del Sant’Uffizio, i suoi libri messi all’indice, ma andò avanti proclamandosi appunto il Secondo Messia. Fu ucciso nel 1878 da un carabiniere, una sorta di sicario, durante una processione. Veniva considerato un pazzo, ma era un sovversivo, un rivoluzionario. Il nostro spettacolo non vuole dare giudizi sul personaggio, ma raccontare la forza di un sogno, di un uomo che sacrificando se stesso ha lasciato un messaggio di spiritualità di cui mai come ora abbiamo bisogno».
Come ha scritto il critico Simone Nebbia: «Cristicchi focalizza sull’esperienza umana più profonda il riferimento a un dio invece sempre meno presente nelle scelte dell’individuo».