Il ragazzo che amava gli alberi

Pino Petruzzelli

Al Duse
Dal 13 dicembre fino al 18 dicembre

Interpreti

Pino Petruzzelli
voce di Rachid
Giacomo Petruzzelli

Contributi artistici

Video

Marco Di Gerlando
Ludovica Gibelli

Luci

Francesco Ziello

Il mondo della scuola come lente d’ingrandimento sul presente e sul passato. Il rapporto tra un professore e il suo alunno di una media inferiore. Racconto in forma di monologo di un giovane che arriva da lontano e che, grazie al suo mentore, trova nei libri se stesso e la propria storia.

Nella scuola media “Falcone/Borsellino” c’è un ragazzo. Uno. Ce ne sono tanti, ma uno solo si chiama Rachid. Di lui non si sa niente, finché un professore non si mette in ascolto e scopre qualcosa in più di quel ragazzo, del suo sorriso, della sua patria, della sua terra. Il professore scopre la famiglia di Rachid: padre e fratello. Scopre che Rachid non ha neanche sedici anni e la mattina, prima delle lezioni, lavora al mercato del pesce e poi a scuola dorme. Scopre che Rachid è amico di Arzeni, il migliore studente della classe. E soprattutto, durante una gita scolastica, scopre la passione di Rachid per gli alberi. Rachid si immerge nei boschi e abbraccia gli alberi. E li tiene stretti. Il professore scopre che Rachid ama gli alberi. Rachid vuole diventare un albero dalle radici ben piantate nel terreno. Rachid è legato alla terra perché nella vita gli è venuta a mancare. La terra che lo ha partorito non c’è più e ora c’è solo erranza. E allora non rimane che il sogno di quella terra. Un sogno che è stato salvezza, quando in mare, senza una barca, nel buio di quella notte maledetta, raggiunse una qualche riva di una qualche altra terra. Questo ora il professore sa, eppure…

«Rachid, l’immigrato, vaga, erra per le strade delle nostre città. Il suo vagare è abitato da ricordi. Ricordi di una terra rovente, di deserto, di pietre e di radici bruciate. Ricordi che sono ricerca di un’infanzia forse idealizzata, ma certo rubata, strappata “dalle infantili bugie occidentali”. Il ragazzo che amava gli alberi è questo: terra strappata alla terra, figlio strappato alla madre. Un itinerario interiore attraverso il mito del deserto che ci lascia soli davanti a noi stessi spazzando via l’inutile e il superfluo in un cammino per sottrazione. In cammino è Rachid, ma in cammino è anche il suo professore che, attraversando il mistero del tradimento di un ideale, rivela tutta la fragilità delle nostre certezze quotidiane. Camminando in questo deserto, in questa terra d’esilio, è possibile perdersi ma anche ritrovarsi». Pino Petruzzelli

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