Il borghese gentiluomo

Molière

Al Duse
Dal 19 ottobre fino al 6 novembre

Produzione

Teatro Stabile di Genova
Fondazione Teatro Due

Regia

Interpreti

Valeria Angelozzi
Sara Bertelà
Filippo Dini
Ilaria Falini
Davide Lorino
Orietta Notari
Roberto Serpi
Antonio Zavatteri
Ivan Zerbinati

Contributi artistici

Versione italiana

Cesare Garboli

Scene

Laura Benzi

Costumi

Laura Benzi

Musiche

Arturo Annecchino

Luci

Pasquale Mari

Opera dal divertimento travolgente e dal ritmo serrato, Il borghese gentiluomo si snoda intorno alla figura, sempre comicissima, del ricco borghese che vorrebbe farsi gentiluomo e per questo si circonda di “maestri” che lo sfruttano, trascurando moglie e figlia, le quali non accettano di condividere la sua ossessione per i titoli nobiliari.

Scritta e rappresentata per la prima volta nel 1670, Il borghese gentiluomo fa parte di un gruppo di commedie-balletto che Molière propose come divertimenti di Corte, dedicandole a Luigi XIV che nel febbraio 1669 gli aveva finalmente accordato di rappresentare pubblicamente Tartufo. Come gli accade sovente di fare, Molière, intreccia elementi che provengono dalla tradizione classica (greca e latina) con la satira della società del suo tempo. Se la prima componente è chiaramente presente nella vicenda famigliare della figlia di Monsieur Jourdain, Lucille, che (con l’approvazione della madre) ama ricambiata il borghese Cléonte, ma è osteggiata dal padre che per lei invece vorrebbe un matrimonio nobile al fine di entrare a far parte del mondo dell’aristocrazia di cui è scioccamente infatuato; la seconda, cioè il “côté” satirico-sociale trionfa soprattutto nella prima parte, dedicata alle esilaranti lezioni dei sedicenti maestri di Monsieur Jourdain, e nella finta cerimonia finale, nella quale i parenti coinvolgono il protagonista, facendogli credere che il figlio del Gran Turco voglia sposare sua figlia e insignirlo di un immaginario titolo nobiliare.

«Monsieur Jourdain è un personaggio insieme ridicolo e commovente, divertente e contraddittorio, un uomo a metà tra la più antica tradizione del teatro comico e la più crudele volgarità del nostro quotidiano. Jourdain incarna contemporaneamente un’irresistibile tensione al miglioramento di se stesso e il più becero degli arricchiti, negando continuamente nei fatti ciò che a parole chiama “fame di cultura”, lordandola di orgogliosa ignoranza e arrogante tracotanza. Attorno a lui bazzicano la sua casa figuri loschissimi che desiderano soltanto derubarlo o truffarlo, coppie di nobili annoiati e scrocconi, giovani che vogliono sposarsi solo per sopravvivere alla noia e una moglie che lo detesta, e che vorrebbe restare nell’immobilità della propria mediocrità, nell’agio ozioso del raggiunto benessere. Molière riesce così in un’impresa titanica: ridere del suo contemporaneo Monsieur Jourdain è ridere di noi spettatori, del nostro tempo, della nostra epoca folle e misera, consegnandoci un teatro apparentemente basso, ridicolo ed esilarante, ma al tempo stesso violento e crudele, “un teatro” come diceva Cesare Garboli “che derideva e deformava la realtà senza mai detestarla”». Filippo Dini