Fine dell’Europa

Rafael Spregelburd

Al Duse
Dall'11 ottobre fino al 20 ottobre

Produzione

Teatro Stabile di Genova
Comédie de Caen
Comédie de Reims-CDN
Théâtre de Liège

Interpreti

Robin Causse
Julien Cheminade
Sol Espeche
Alexis Lameda-Waksmann
Adrien Melin
Valentine Gérard
Sophie Jaskulski
Emilie Maquest
Aude Ruyter
Deniz Özdogan

 

Contributi artistici

Versione italiana e drammaturgia

Guillermo Pisani

Collaborazione a testo e regia

Manuela Cherubini

Scena e luci

Yves Bernard

Fine dell’Europa è un dittico che l’autore e regista argentino Rafael Spregelburd compone riflettendo sull’idea stessa di fine: fine della realtà, della storia, della famiglia, del benessere… La civiltà occidentale si racconta in una prospettiva apocalittica eppure profondamente umana. #drammaturgiacontemporanea #arte #argentina #europa #fine #ceciliagimenez

Continua e si intensifica l’apertura internazionale del Teatro Stabile di Genova. Protagonista in questo caso è Rafael Spregelburd, geniale autore e regista argentino.
Conosciuto e amato in tutto il mondo, Spregelburd è artefice di un teatro in cui, dietro l’apparente evanescenza di dialoghi quotidiani, si cela un furioso attacco alle ultime certezze (non solo teatrali) dell’Occidente. In un bel saggio di qualche tempo fa, l’autore si interrogava – e ci interrogava – sul rapporto tra centro e periferia: laddove il centro è la “vecchia e cara” Europa e la periferia sarebbe per l’appunto l’Argentina, ossia il resto del mondo.
Da quella prospettiva, dunque, Spregelburd metteva in seria discussione l’idea stessa di “centralità”, svuotandone l’arroganza e la supponenza. Di fatto, l’eurocentrismo, che si è espresso nel feroce colonialismo, è tuttora vivo e presente, sottopelle, in forma di habitus, o – per usare un’altra categoria nota – di sovrastruttura culturale da cui è difficile prescindere.
Rafael Spregelburd non ha il timore reverenziale per la Storia, per i Padri, per i Maestri, per il Passato, anzi spiattella in faccia al pubblico la fine comico-grottesca dei falsi miti europei, il tramonto della cultura “dominante”, e svela – in forma di ironica apocalisse – i suoi consunti e vetusti meccanismi.
Non è un caso, allora, che la nuova produzione realizzata con la Comédie de Caen si intitoli proprio Fin de l’Europe, Fine dell’Europa e assuma come immagine simbolo il gesto di Cecilia Giménez, la donna che per “ripulire” o addirittura “restaurare” un Cristo di un affresco di Borja, in Spagna, fece un pastrocchio tale da diventare una star mediatica. Ma i due spettacoli sono l’occasione per discutere anche sull’idea stessa di “fine”: con un cast internazionale di giovani attori, provenienti da diversi paesi, Rafael Spregelburd indaga, ancora una volta, come in tutto il suo splendido teatro, l’umana tragedia, ovvero il lento e inesorabile corso di un’umanità, raccontata nello spasmodico e forse inutile tentativo di sopravvivere a se stessa.
Lo spettacolo è recitato in francese con sovratitoli in italiano.