Faust’s Box – A transdisciplinary journey

Andrea Liberovici

Al Duse
Dal 30 novembre fino al 4 dicembre

Produzione

Teatro Stabile di Genova
Ars Nova ensemble instrumental
Teatro del Suono
TAP Théâtre Auditorium de Poitiers
con il sostegno di La Spedidam

Interpreti

Helga Davis Faust/ Mephisto
Philippe Nahon direttore d’orchestra

Robert Wilson, narratore nell’ombra
Ennio Ranaboldo, ghost writer
Controluce Teatro d’ombre, ombre in video

Ars Nova ensemble instrumental:
Éric Lamberger clarinetto
Isabelle Cornélis e Elisa Humanes percussioni
Catherine Jacquet violino
Alain Tresallet viola
Isabelle Veyrier violoncello
Tanguy Menez contrabbasso

Contributi artistici

Musiche e video

Andrea Liberovici

Luci

Jérôme Deschamps

Graphic Video Come to Come

Matco

Il mito di Faust rivisitato, attraverso un “viaggio transdisciplinare”, da un’opera da camera contemporanea affidata alla voce di una cantante di colore cresciuta alla scuola di Bob Wilson. Il sogno di felicità del protagonista di Goethe, ora condannato alla ricerca della propria voce.

Organizzato in tredici scene  – nel corso delle quali si aprono, uno dopo l’altro, i cassetti della memoria (l’infanzia, l’amore, il solipsismo, il potere, il denaro, ecc.) e delle illusioni di potervi trovare finalmente la felicità – lo spettacolo ha come protagonista la cantante statunitense Helga Davis (già nota al pubblico genovese per essere stata, sempre per la regia di Liberovici, l’interprete di Operetta in nero) e per la sua collaborazione con Philipp Glass e con il regista Robert Wilson, che qui presta la propria voce all’ombra di Faust.

Il Faust, come Goethe stesso l’ha definito, è un opera “incommensurabile”, al centro della quale c’è l’uomo. Faust appunto: un uomo che nel suo continuo interrogare se stesso, interroga di fatto anche tutta l’umanità contemporanea. Le grandi rivoluzioni della modernità e della tecnologia hanno certamente mutato in meglio le condizioni di vita, ma per paradosso hanno prodotto una società d’individui soli. Il racconto di Faust’s Box inizia da questa condizione. Un essere vivente, solo, continuamente sollecitato da un presente oscuro ma di assordante e prepotente “luminosità”, compie il suo “viaggio immobile” con se stesso e attraverso se stesso… davanti a un grande specchio. Faust’s Box è un’opera da camera contemporanea, una tragedia/commedia dell’ego e dell’immaginazione perché ogni cambiamento sociale gli è precluso dalla solitudine e l’unica mutazione possibile è quella del suo sguardo: da se stesso, molto faustianamente, agli altri.  Mutazione che diventa esplicita alla fine, quando Faust nello specchio vedrà il pubblico oltre al suo riflesso, e capirà.

«Goethe ha scritto che le scene del suo Faust sono come un elenco di “ballate popolari“ chiuse in se stesse e grazie a questa suggestione ho immaginato una struttura, per questo viaggio, suddivisa in 13 scene/movimenti musicali. 13 è la somma delle lettere che compongono i due nomi di Faust e di Mephisto perché il nostro personaggio è entrambi. Ogni scena/movimento affronta un tema della sua memoria: l’amore, la giovinezza, il tempo, la felicità, la solitudine ecc. Una sorta di monologo interiore ma “sonoro” amplificato e udibile. Accompagnato e evocato dallo straordinario ensemble francese “Ars Nova Ensemble Instrumental” diretto da Philippe Nahon abituato alla commistione fra musica e teatro anche perché direttore, per molti anni, di tutti i lavori musicali di Peter Brook”. Andrea Liberovici

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