Enigma – Niente significa mai una cosa sola

Stefano Massini

Al Duse
Dal 31 gennaio fino al 5 febbraio

Produzione

Arca Azzurra Teatro
Ottavia Piccolo

Interpreti

Ottavia Piccolo
Silvano Piccardi

Contributi artistici

Scene

Pierluigi Piantanida

Musiche

Mario Arcari

Luci

Marco Messeri

Dalla penombra di un grigio appartamento emergono un uomo e una donna, inzuppati dalla pioggia battente. Sono i protagonisti di una storia ambientata nella Berlino post-unificazione, dove lo sgretolarsi del muro non ha cancellato le tracce di un opprimente passato.

Enigma è un dialogo fra due soli personaggi, un uomo e una donna di tarda età, colti in una serata autunnale di Berlino. C’è stato un incidente stradale, di cui la donna è rimasta vittima. L’uomo l’ha soccorsa portandola nel proprio vicino appartamento. Qui inizia fra i due la conversazione stentata che può crearsi fra due sconosciuti, ma lentamente qualcosa di enigmatico inizia ad emergere dal passato che è dietro l’angolo. Il testo è diviso in segmenti di durata diversa, da quelli di pochi secondi a quelli di cinque minuti. Ed è come un puzzle di cui lo spettatore deve ricomporre continuamente i pezzi.

La chiave di lettura di Enigma, scritto nel 2009 da Stefano Massini, sta nel sottotitolo: “Niente significa mai una cosa sola”. Una certezza però il testo ce la fornisce: ci troviamo a Berlino circa vent’anni dopo quel fatidico 9 novembre 1989, in cui il Governo della DDR decretò la soppressione del divieto, per i suoi cittadini, di passare liberamente dall’altra parte del “muro” che fino ad allora aveva diviso in due la città. Ed ecco che, caduto il muro, vite, esperienze, certezze, lutti e speranze si frantumano, si incontrano, si mischiano… Un’altra certezza, sta nel luogo in cui si svolge l’azione scenica: un grande spazio unico comprensivo di cucina, letto, divano, tavolo e quant’altro può definire un posto “casa”. Qui hanno fine le certezze. Non perché quanto accade tra i due personaggi (Hilder, il padrone di casa, e Ingrid, la donna cui presta soccorso) abbia in sé alcunché di bizzarro, ma perché ogni elemento reale, ogni dato di conoscenza, che da un quadro a quello successivo si concretizza in scena, si rivela poi “altro” da ciò che pareva essere. Decifrare di volta in volta il senso della vicenda, sia personale che collettiva, è il compito a cui l’autore chiama i personaggi stessi ma, attraverso la suspense del gioco teatrale, anche e soprattutto il pubblico. La posta in gioco è quella di penetrare il più grande degli enigmi: quello della Storia stessa.

«La messinscena – annota Silvano Piccardi – si attiene a un principio di semplicità ed essenzialità che consenta soprattutto l’emergere delle figure dei personaggi e di quanto rovesciano in palcoscenico del proprio vissuto, con la mente, col cuore, con lo smarrimento che li accompagna. Diversi, opposti i loro destini, eppure accomunati dalla condivisione di un mondo che, come dice Massini nel prologo, nel dissolvere le vite degli uomini nel “nuovo” gli lascia sempre addosso “il cadavere di chi erano prima”».

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