Das Kaffeehaus La bottega del caffè

Rainer Werner Fassbinder da Carlo Goldoni

Alla Corte
Dal 12 dicembre fino al 17 dicembre

Produzione

Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Regia e adattamento scenico

Interpreti

Filippo Borghi
Adriano Braidotti
Ester Galazzi
Andrea Germani
Lara Komar
Riccardo Maranzana
Francesco Migliaccio
Maria Grazia Plos
e con Mauro Malinverno

Contributi artistici

Versione italiana

Renato Giordano

Scene

Barbara Bessi

Costumi

Barbara Bessi

Drammaturgia sonora

Riccardo Fazi

Luci

Gianni Staropoli

Un testo di metà Settecento, riscritto alla fine degli anni Sessanta, diventa un affondo sulla disperazione del nostro tempo. E La bottega del caffè di Goldoni si apre in un’allucinante Venezia contemporanea.
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È un testo che si vede raramente sulle scene italiane, La bottega del caffè che il regista e drammaturgo tedesco Rainer Werner Fassbinder scrisse nel 1969 partendo dall’originale goldoniano del 1750. Una rielaborazione drammaturgica che il critico Marcantonio Lucidi ha così riassunto: «La distanza fra La bottega del caffè di Goldoni e la riscrittura di Rainer Werner Fassbinder sta nella disperazione. Goldoni è un entomologo che osserva con una freddezza sardonica molto settecentesca l’insetto umano; Fassbinder è un moralista che mette in scena con angoscia un’antropologia distruttiva».
Di fatto, è ancora lontano il Fassbinder più conosciuto e amato, quello dei “melò”, quello che toccherà il vertice di Le lacrime amare di Petra von Kant solo due anni dopo la Bottega. Ma già si avverte la sua attenzione per i disperati, per quel mondo cupo, quasi espressionista che pure gli era caro. Veronica Cruciani, regista attenta e sensibile della nuova scena italiana, si accosta all’opera del tedesco con determinazione e lucidità: «Nonostante si tratti di un’opera del 1969 – sostiene – la società descritta non è molto diversa da quella che viviamo oggi, per questo è mia intenzione ambientarla in una Venezia contemporanea. Ci sembra che i personaggi somiglino a molti protagonisti delle feste mondane che si danno sulle terrazze o nelle case eleganti del nostro Paese, dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia per celare invece disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e sopraffazione». Una materia dunque attuale, resa ancora più spettacolare da un allestimento forte, immaginifico. «Fassbinder – dice ancora Cruciani – accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, in cui un microcosmo d’individui si incontra e parla soprattutto di denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità. Ma anche per questo alla fine si deve pagare».

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