L’anatra all’arancia

da William Douglas Home

Alla Corte
Dal 23 gennaio fino al 28 gennaio

Produzione

Teatro Eliseo
Teatro della Toscana

Interpreti

Luca Barbareschi
Chiara Noschese
Gerardo Maffei
Margherita Laterza
Ernesto Mahieux

Contributi artistici

Versione italiana

Luca Barbareschi

Scene

Tommaso Ferraresi

Costumi

Silvia Bisconti

Luci

Iuraj Saleri

L’anatra all’arancia: l’eterna commedia della coppia in crisi ritrova smalto e verità nella versione adattata e diretta da Luca Barbareschi. E il lieto fine, nonostante tutto quel che accade, è assicurato.
#teatrocontemporaneo #cinema #coppia #amore

Gilberto e Lisa sono una coppia sposata da venticinque anni; più che dal logorio della routine, il loro ménage è messo in crisi dalla personalità di lui, egoista, egocentrico, incline al tradimento. Esasperata, Lisa si innamora di Volodia, tutto l’opposto del marito: un russo di animo nobile, romantico sognatore. E Gilberto studia un contrattacco: organizza un week-end a quattro, in cui Lisa e il suo amante staranno insieme a lui e alla sua attraente segretaria, Chanel, misto tra scemenza e genialità. Il tutto sotto gli occhi di un interdetto cameriere che si rivelerà il deus ex machina della storia.
Nella versione adattata e diretta da Luca Barbareschi, L’anatra all’arancia mantiene il suo stile fresco, leggero e piacevole. E ha conquistato il pubblico non solo per la simpatia dei personaggi, con cui tutti – più o meno – possono identificarsi, ma anche per i dialoghi effervescenti e irresistibili, per le schermaglie e quei “frammenti di un discorso amoroso” che assumono risvolti spesso comici. La commedia, scritta nei primi anni Settanta, è opera dello scozzese Williams Douglas Home, poi adattata dal celebre autore francese Marc Gilbert Sauvajon. Del 1973 è un’edizione, rimasta storica, diretta e interpretata da Alberto Lionello al cui fianco recitava Valeria Valeri, ma è entrata nell’immaginario collettivo con la versione cinematografica che vantava l’interpretazione di Ugo Tognazzi e Monica Vitti, con la regia di Luciano Salce.
Barbareschi svela: «Non ho voluto rifarmi ai vecchi modelli ma mi ritrovo negli straordinari artisti che prima di me hanno affrontato questi ruoli, per tempi comici e per il sottile cinismo. Sono felice di mantenere la tradizione riprendendo un modello che è diventato un cult. Del resto la comicità è una medicina meravigliosa per elaborare il “dolore”: ciò che muove questa storia, infatti, è l’incomprensione, l’egoismo, non la gelosia. Parliamo di una macchina perfetta, di dialoghi in cui si scandaglia l’animo umano e le complesse dinamiche di coppia».

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