Al Duse martedì 15 dicembre dalle ore 10 camera ardente per Sandro Sussi

Al Duse martedì 15 dicembre dalle ore 10 camera ardente per Sandro Sussi
18 novembre 2015 TSG

Il Teatro Stabile di Genova è in lutto per l’improvvisa e prematura scomparsa di Alessandro Sussi, da oltre 30 anni una delle colonne portanti del teatro.
Martedì 15 dicembre a partire dalle ore 10, presso il Teatro Duse in via Bacigalupo 6, sarà aperta la camera ardente per dare l’ultimo saluto a Sandro Sussi e condividere il dolore della sua famiglia. Sempre al Duse, alle ore 16 è prevista la cerimonia funebre in forma laica.

Entrato al Teatro Stabile poco più che adolescente con la mansione di elettricista, “Sandro” con gli anni era diventato uno dei più apprezzati lighting designer del teatro italiano, realizzando le luci per registi come Benno Besson, Matthias Langhoff, Andreij Končaloskij, Lluis Pasqual, Peter Stein, Luca Ronconi, Marco Sciaccaluga e Bob Wilson.
Dal 2000 era direttore responsabile degli allestimenti di tutte le produzioni del Teatro Stabile di Genova.

Teatrografia
2015: Bésame mucho di Petruzzelli e Galletta da Sanguineti (Petruzzelli); George Dandin di Molière (Mesciulam); Le prénom di Delaporte e de La Patellière (Zavatteri); Minetti di Bernhard (Sciaccaluga); Otello di Shakespeare (C.Sciaccaluga); Con l’amore non si scherza di Marivaux (Mesciulam); Il matrimonio del signor Mississippi di Dürrenmatt (Sciaccaluga) 
2014: Amadeus di Shaffer; Cyrano de Bergerac di Rostand (Alfonso, C.Sciaccaluga); Il sindaco del rione Sanità di De Filippo (Sciaccaluga); Il Tartufo di Molière (Sciaccaluga)
2013: La bisbetica domata di Shakespeare (Končalovskij); Il gioco dei re di Viganò (Sciaccaluga); Poker di Marber (Zavatteri); I ragazzi irresistibili di Simon (Sciaccaluga); La nonna di Cossa (Gallione); Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare (Mesciulam)
2012: Edipo tiranno di Sofocle (Sciaccaluga); Molto rumore per nulla di Shakespeare (Giusta); MariaElisabetta nate regine di Guaiana (Galantini, Giuliani); Ciò che vide il maggiordomo di Orton (Gallione); Macbeth di Shakespeare (Mesciulam); La scuola delle mogli di Molière (Sciaccaluga)
2011: L’ultima notte di Augias e Polchi (Liberovici); Moscheta di Ruzante (Sciaccaluga); Questa immensa notte di Moss (Sicignano); Don Giovanni di Molière (Zavatteri); Nora alla prova da Ibsen (Ronconi); Operetta in nero di Liberovici (Liberovici); Il ritorno a casa di Pinter (Sciaccaluga); Girotondo di Schnitzler (Mesciulam)
2010: La musica è infinita di Alloisio e Bindi (Liberovici); Misura per misura di Shakespeare (Sciaccaluga); Il dolore di Duras (Luconi); Esuli di Joyce (Sciaccaluga); Le tre sorelle “in prova” di Cechov (Mesciulam)
2009: Aspettando Godot di Beckett (Sciaccaluga); La bottega del caffè di Goldoni (Zavatteri); A corpo morto di Franceschi (Sciaccaluga); L’anima buona del Sezuan di Brecht (Bruni/ De Capitani); Il settimo sigillo di Bergman (Mesciulam)
2008: Re Lear di Shakespeare (Sciaccaluga); Polvere alla polvere di Farquhar (Parenti); L’agente segreto di Conrad (Sciaccaluga); Il castello da Kafka (Mesciulam)
2007: India di Baronti (Santagata); La famiglia dell’antiquario di Goldoni (Pasqual); Svet. La luce splende nelle tenebre di Tolstoj (Sciaccaluga)
2006: Enrico V di Shakespeare (Mesciulam); Mandragola di Machiavelli (Sciaccaluga); La chiusa di McPherson (Binasco); Holy Day di Bovell (Sciaccaluga); Mercator di Plauto (Sciaccaluga, Mesciulam); Zoo di vetro di Williams (Liberovici)
2005: Urfaust di Goethe (Liberovici); Morte di un commesso viaggiatore di Miller (Sciaccaluga); L’illusione comica di Corneille (Sciaccaluga); Galois di Viganò (Sciaccaluga)
2004: La Centaura di Andreini (Ronconi); Candido di Liberovici e Nove da Voltaire (Liberovici); L’alchimista di Jonson (Ferrini); Il tenente di Inishmore di McDonagh (Sciaccaluga); Vita di Galileo Galilei di Brecht (Mesciulam, Giusta)
2003: Lotta di negro e cani di Koltès (Langhoff); Filottete di Müller (Langhoff)
2002: Madre Courage e i suoi figli di Brecht (Sciaccaluga); Pentesilea di Kleist (Peter Stein; assistente alle luci)
2001: Sei personaggi. com di Sanguineti (Liberovici); Tre variazioni della vita di Reza (Maccarinelli); Schweyk nella seconda guerra mondiale di Brecht (Ferrini)
2000: HamletDDD The Days Before e Persephone (Robert Wilson; assistente alle luci)
1999: Fedra di Racine (Sciaccaluga); Bohème di Puccini (Monti); Arianna in Nasso di Porpora (Gasparon)
1998: Le false confidenze di Marivaux (Sciaccaluga); Lady from the Sea di Sontag da Ibsen (Robert Wilson; assistente alle luci)
1996: Lucia di Lammermoor di Donizetti (Esposito); Don Giovanni di Mozart (Crivelli)
1994: TSE The Waste Land da Eliot (Robert Wilson; assistente alle luci)

Sandro Sussi parla del suo lavoro

Come ha iniziato a fare questo mestiere?
Per una sorta di identificazione con il ruolo di mio padre che per trent’anni ha lavorato allo Stabile, come responsabile delle luci. Questo è un mestiere che si tramanda di generazione in generazione, come spesso accade nel teatro, perché è difficile non subire il fascino di questo mondo. E poi è anche uno stile di vita, perché l’impegno che viene richiesto, gli orari di lavoro, le tournée, sono fuori dalla norma e difficilmente conciliabili con la vita privata. Mio padre morì quando avevo 13 anni, io feci una scuola tecnica e appena fui pronto entrai allo Stabile, che mi aprì subito le porte, per occuparmi del reparto elettrico. Per me lo Stabile è sempre stato come una seconda famiglia e mi ha dato la possibilità di iniziare a lavorare in un teatro serio, forse una delle istituzioni più solide in Italia, sempre autonoma e libera da condizionamenti.
Come si svolge il suo lavoro?
È fondamentale il rapporto con il regista e, quindi, il modo di lavorare varia da regista a regista. Io cerco sempre un approccio umano e tento d’instaurare un rapporto di collaborazione. Il mio ruolo è quello di esaltare, con le luci, la scenografia in tutti i sensi, anche facendola scomparire, se occorre. Naturalmente se tutti quelli che si occupano dell’allestimento di uno spettacolo riescono a lavorare insieme, con lo stesso obiettivo, è più semplice. Matthias Langhoff, per esempio, non ha un’idea pre-costituita dello spettacolo, dà grande fiducia a chi lavora con lui e lascia a tutti la libertà di essere creativi. I registi italiani, invece, solitamente sono un po’ più “egemoni”. Matthias ha la capacità di farmi dare il meglio: io so che posso mettere in scena i miei sogni ma, nello stesso tempo, mi sento protetto dalla sua idea.
Come si preparano le luci di uno spettacolo?
Le prime prove si fanno senza attori. Molti registi preferiscono provare quasi fino all’ultimo così, perché considerano le luci un elemento di distrazione quando lo spettacolo non è ancora definito. Con Robert Wilson, invece, il percorso è rovesciato: si parte dall’estetica per arrivare, dopo, allo spettacolo. In Italia, diversamente da quanto è accaduto in altri Paesi – Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, ma anche Spagna – soltanto negli ultimi anni si è iniziato a dedicarsi allo studio delle luci. Prima questo compito era demandato al regista: la figura del realizzatore delle luci, a parte qualche eccezione, non aveva una dignità artistica, il suo nome era nella parte bassa della locandina.
Lo sviluppo della tecnologia ha cambiato molto il vostro lavoro?
In parte sì, anche se nei teatri italiani si fa ancora molto lavoro fisico, per spostare, per esempio, oggetti e attrezzature. Fortunatamente la tradizione qui ha ancora un peso.
Ci sono alcune “regole” di base da tenere presente quando si studiano le luci per una scena?
Per esempio, bisogna pensare che quando si guarda verso il palcoscenico è fondamentale quello che c’è dietro, lo sfondo. Se dietro c’è un colore più chiaro del viso dell’attore, il viso non si vede, e non dipende da quanta luce c’è. Ci sono poi colori che, accostati ad altri, “cambiano” a seconda della luce: se accanto a un fondale blu, per esempio, metto un attore in azzurro, sembra bianco. E poi ci sono alcune convenzioni, di cui bisogna tenere conto. Il vero colore della luce solare, per esempio, non è il giallo ma se non la fai gialla non funziona, ti dicono che non è la luce del sole. Allo stesso modo il colore della notte, per convenzione, è il blu, anche se in realtà la notte non ha colore, perché al buio non si vede niente. Realizzare le luci per una scenografia di tipo naturalistico è certamente più facile, perché a teatro funziona quello che è verosimile. Quando si mette lo spettatore in condizione di accettare che il sole, certe volte, può essere viola, è un successo. È estremamente difficile, invece, creare un ambiente con le luci, con una scenografia ridotta al minimo o inesistente. Questo, però, accade sempre più spesso in teatro, per una questione di costi. Per quanto mi riguarda, io cerco sempre di essere il meno visibile possibile, di fare in modo che le luci non diventino mai un elemento stucchevole. Le luci non possono salvare uno spettacolo che non “funziona”, né possono rovinarne uno che va bene, ma quando sono sbagliate si impongono.
Gli attori, sulla scena, possono essere un elemento condizionante?
Ci sono attori “sfuggitori” ed altri “cercatori” di luce. In teatro anche i gesti devono essere visibili e quindi illuminati, altrimenti non esistono. Wilson dice sempre ai suoi attori: «Se tu non sei luce non esisti», ed è così.
Capita che gli attori vogliano intervenire sull’allestimento delle luci?
È facile voler mettere bocca su questo argomento, perché è una questione molto soggettiva, anche se un attore è la persona meno adatta a giudicare le luci, perché è dentro lo spettacolo e non può guardarlo. Gli attori, comunque, devono accorgersi delle luci solo se c’è un problema.
Le è capitato di avere rapporti particolarmente difficili con qualche attore?
Ricordo un’esperienza particolare con Vittorio Gassman. Gassman non si fidava molto dei giovani, ma, soprattutto, i giovani lo mettevano a disagio perché a lui dispiaceva moltissimo invecchiare. Io feci con lui Ulisse e la balena bianca: montavo le luci, e una sera, quando eravamo in tournée a Siviglia, si arrabbiò molto perché, secondo lui, avevo fatto degli errori, mentre io sostenevo che non fosse così. Il giorno dopo tornai da lui con il direttore di scena: dissi che ero pronto a discutere, ma che ero convinto di non aver sbagliato nulla. La sua reazione fu del tutto inattesa: sembrava che si sentisse in colpa lui per quello che mi aveva detto la sera prima e non disse niente. Da quel momento, però, capì che poteva fidarsi di me, tanto che, durante la tournée, volle a tutti i costi che rinunciassi a una settimana di vacanza, che avevo già programmato, per seguire Ulisse e la balena bianca anche a Parigi.
Per lei qual è stata o quali sono state le esperienze più importanti per il suo lavoro?
Sicuramente quella con Robert Wilson è stata basilare. Io ho fatto cinque o sei spettacoli con lui, dal 1994 fino all’anno scorso, e da lui ho imparato a scendere nel dettaglio, a dedicarmi ad aspetti tecnici con una cura e un’attenzione davvero non comuni. Preparare un fondale colorato, per esempio, cosa che normalmente si fa in poche ore, con lui richiedeva due giorni di lavoro. Wilson ha una cura dei dettagli quasi maniacale e il risultato sono spettacoli di altissima qualità. Io ho fatto l’assistente alle luci per lui e per uno spettacolo, Persefone, mi ha indicato nella locandina anche come realizzatore delle luci, assieme al “light designer”. Per me è stato un grande onore.

Dall’intervista a cura di Annamaria Coluccia, pubblicata in “Palcoscenico & Foyer” n° 13 (2003)