LA LOCANDIERA
3 Marzo 2010 / 14 Marzo 2010 - Teatro della Corte
Carlo Goldoni
Produzione: Teatro Biondo Stabile di Palermo
Mirandolina, la "locandiera", è uno dei personaggi femminili più celebri di tutto il teatro italiano, depositario di una modernità che continua ad affascinare gli spettatori e ad attrarre, da secoli ormai, l’interesse delle maggiori interpreti della scena nazionale e internazionale. Carlo Goldoni (1707-1793) inventò la protagonista di questa fortunata commedia nel 1750, quando a Venezia molte cose stavano cambiando nelle relazioni sociali e nei costumi interpersonali, compresi quelli riguardanti i rapporti uomo e donna. E la sua protagonista è diventata, anche al di là delle intenzioni del suo autore, non solo esempio palese dello scontro tra le classi sociali e tra i sessi, ma anche archetipo della donna moderna dal carattere forte e volitivo, di una femminilità conscia del proprio fascino e delle proprie possibilità, capace di condurre un gioco seduttivo per proprio, esclusivo piacere intellettuale.
Padrona della locanda fiorentina ereditata dal padre, in cui soggiornano il Conte di Albafiorita e il Marchese di Forlinpopoli, prototipi di una aristocrazia in decadenza, Mirandolina accoglie con fastidio le interessate attenzioni galanti dei due nobiluomini, ma mal sopporta anche l`ostentata misoginia del Cavaliere, un altro avventore della sua locanda, tanto che decide di prenderlo di mira per farlo cadere nella rete della seduzione femminile. La cosa ovviamente non piace a Fabrizio, cameriere al suo servizio e promesso sposo di Mirandolina, ma costei porta comunque avanti il suo piano sino alla completa capitolazione del Cavaliere, promettendo solo allora a Fabrizio di cambiare, affinché le sue malizie non turbino più in futuro la loro vita coniugale.
«Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per dire essere questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi soltanto vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa (…). La Scena dello stirare, allora quando la Locandiera si burla del Cavaliere che languisce, non muove gli animi a sdegno contro colei che dopo averlo innamorato l’insulta? Oh bello specchio agli occhi della gioventù! Dio volesse che io medesimo cotale specchio avessi avuto per tempo, che non avrei veduto ridere del mio pianto qualche barbara Locandiera (…). Ma non è il luogo questo né di vantarmi delle mie follie, né di pentirmi delle mie debolezze. Bastami che alcuno mi sia grato della lezione che gli offerisco. Le donne che oneste sono, giubileranno anch’esse che si smentiscano codeste simulatrici, che disonorano il loro sesso, ed esse femmine lusinghiere arrossiranno in guardarmi, e non m’importa che mi dicano nell’incontrarmi: che tu sia maledetto!». CARLO GOLDONI
Padrona della locanda fiorentina ereditata dal padre, in cui soggiornano il Conte di Albafiorita e il Marchese di Forlinpopoli, prototipi di una aristocrazia in decadenza, Mirandolina accoglie con fastidio le interessate attenzioni galanti dei due nobiluomini, ma mal sopporta anche l`ostentata misoginia del Cavaliere, un altro avventore della sua locanda, tanto che decide di prenderlo di mira per farlo cadere nella rete della seduzione femminile. La cosa ovviamente non piace a Fabrizio, cameriere al suo servizio e promesso sposo di Mirandolina, ma costei porta comunque avanti il suo piano sino alla completa capitolazione del Cavaliere, promettendo solo allora a Fabrizio di cambiare, affinché le sue malizie non turbino più in futuro la loro vita coniugale.
«Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per dire essere questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi soltanto vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa (…). La Scena dello stirare, allora quando la Locandiera si burla del Cavaliere che languisce, non muove gli animi a sdegno contro colei che dopo averlo innamorato l’insulta? Oh bello specchio agli occhi della gioventù! Dio volesse che io medesimo cotale specchio avessi avuto per tempo, che non avrei veduto ridere del mio pianto qualche barbara Locandiera (…). Ma non è il luogo questo né di vantarmi delle mie follie, né di pentirmi delle mie debolezze. Bastami che alcuno mi sia grato della lezione che gli offerisco. Le donne che oneste sono, giubileranno anch’esse che si smentiscano codeste simulatrici, che disonorano il loro sesso, ed esse femmine lusinghiere arrossiranno in guardarmi, e non m’importa che mi dicano nell’incontrarmi: che tu sia maledetto!». CARLO GOLDONI
| Regia, scene e costumi | Pietro Carriglio | |
| Musiche | Matteo D'Amico | |
| Luci | Gigi Saccomandi | |
PERSONAGGI E INTERPRETI:
| Galatea Ranzi | ||
| Luca Lazzareschi | ||
| Nello Mascia | ||
| Sergio Basile | ||
| Luciano Roman | ||









