NON CHIAMARMI ZINGARO
2 Marzo 2010 / 7 Marzo 2010 - Teatro Duse
Pino Petruzzelli
Produzione: Centro Teatro Ipotesi, Teatro Stabile di Genova
in collaborazione con Mittelfest
Il viaggio di Pino Petruzzelli all’interno delle comunità rom e sinti inizia sulla riva dell’Arno dove un ragazzino sta pescando con una canna abbandonata e si sposta poi nei pressi di Livorno per raccontare un incendio che provocò la morte di tre bambini in un campo nomadi. «Troppe volte il destino degli zingari si è incontrato con il fuoco» commenta Pino Petruzzelli, che nello spettacolo condensa i suoi studi e le sue esperienze a contatto diretto con un popolo, che ha dato all’Italia anche un eroe della Resistenza (la storia di Giuseppe Catter, detto Tarzan) e ha avuto nei lager nazisti la sua Shoah con mezzo milione di morti. Petruzzelli racconta ciò che conosce e di cui è stato testimone diretto: la festa rom a Saintes Maries de la Mer osteggiata dagli abitanti della Provenza; l’incontro a Sofia con due zingari intellettuali o a Tirana con la prima maestra rom. E sullo sfondo ci sono sempre, più o meno dichiarate, la difficoltà dell’Occidente di capire l’altro da sé, la minaccia del razzismo che mostra il volto truce nel campo di Opera, vicino a Milano, come nella civile Svizzera dove la scrittrice jenisch Mariella Mehr svela le nefandezze del programma della Pro Juventute, che con la dichiarata finalità di "sradicare il male del nomadismo", in poco più di quarant’anni rubò agli zingari duemila bambini.
«Oggi la parola "zingaro" è diventata offensiva, per cui essi stessi e i loro amici evitano di pronunciarla. Una volta non lo era…» scrive Predrag Matvejevic nella prefazione al libro di Petruzzelli da cui lo spettacolo ha avuto origine. E aggiunge: «In Europa ce ne sono più di dieci milioni. Sono parte di un popolo in mezzo al quale vivono, ma non di una nazione. Non sono nemmeno una "minoranza nazionale": sono "transnazionali"».
«Per noi i rom e i sinti sono solo quelli che chiedono l`elemosina. Ci battiamo per l’abolizione degli zoo, ma mettiamo in piedi campi zingari nei posti peggiori dove ghettizziamo e umiliamo degli esseri umani. Il campo nomadi poi è caratteristica solo italiana: in ogni parte del mondo i rom vivono come tutti in case di muratura. Osservando i luoghi che destiniamo loro nelle città, possiamo vedere rappresentato, senza veli o mistificazioni, l`interesse che questo secolo nutre verso quei dimenticati della Terra. Noi crediamo di conoscerli, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che sono costretti a subire: dagli sgomberi ai rifiuti per le donne a partorire negli ospedali. Questa è la loro quotidianità. Per cinque anni vissi coi rom e i sinti, sentii i pensieri di molti in Italia e in gran parte d’Europa. Come è stato per il mio libro, anche per lo spettacolo voglio dare più voce possibile a loro - unico popolo al mondo la cui storia è sempre stata scritta da altri - e attraverso questa sinfonia di voci raccontare di come l’anima e il cervello non hanno etnia». PINO PETRUZZELLI
«Oggi la parola "zingaro" è diventata offensiva, per cui essi stessi e i loro amici evitano di pronunciarla. Una volta non lo era…» scrive Predrag Matvejevic nella prefazione al libro di Petruzzelli da cui lo spettacolo ha avuto origine. E aggiunge: «In Europa ce ne sono più di dieci milioni. Sono parte di un popolo in mezzo al quale vivono, ma non di una nazione. Non sono nemmeno una "minoranza nazionale": sono "transnazionali"».
«Per noi i rom e i sinti sono solo quelli che chiedono l`elemosina. Ci battiamo per l’abolizione degli zoo, ma mettiamo in piedi campi zingari nei posti peggiori dove ghettizziamo e umiliamo degli esseri umani. Il campo nomadi poi è caratteristica solo italiana: in ogni parte del mondo i rom vivono come tutti in case di muratura. Osservando i luoghi che destiniamo loro nelle città, possiamo vedere rappresentato, senza veli o mistificazioni, l`interesse che questo secolo nutre verso quei dimenticati della Terra. Noi crediamo di conoscerli, ma in realtà non sappiamo niente di ciò che sono costretti a subire: dagli sgomberi ai rifiuti per le donne a partorire negli ospedali. Questa è la loro quotidianità. Per cinque anni vissi coi rom e i sinti, sentii i pensieri di molti in Italia e in gran parte d’Europa. Come è stato per il mio libro, anche per lo spettacolo voglio dare più voce possibile a loro - unico popolo al mondo la cui storia è sempre stata scritta da altri - e attraverso questa sinfonia di voci raccontare di come l’anima e il cervello non hanno etnia». PINO PETRUZZELLI
| Regia | Pino Petruzzelli | |
| Luci e fonica | Francesco Ziello | |
PERSONAGGI E INTERPRETI:
| Pino Petruzzelli | ||









