TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA
23 Febbraio 2010 / 28 Febbraio 2010 - Teatro della Corte
Carlo Goldoni
Produzione: Teatri Uniti, Piccolo Teatro di Milano Teatro d'Europa
Toni Servillo raccoglie in un unico spettacolo – come già fecero anche altri dopo Strehler - i tre celebri testi goldoniani rappresentati per la prima volta nel 1761, che nel loro insieme rappresentano una piccola epopea dell’evasione estiva, ma anche una malinconica radiografia delle stagioni dell’esistenza umana. Dapprima (Le smanie della villeggiatura), la gioia dellle vacanze e del viaggio, pur con le loro quotidiane tribolazioni sentimentali ed economiche; poi (Le avventure della villeggiatura), l’eccitazione del cambiamento di vita, con l’intrecciarsi dei nuovi amori, che lentamente si stempera nella routine; infine (Il ritorno dalla villeggiatura), la tristezza della fine dei sogni e l’inevitabile necessità di adeguarsi al quotidiano e alle regole sociali, suggellato da un doppio matrimonio di convenienza.
«Ciò che conquista della Trilogia della villeggiatura è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale», spiega Toni Servillo. «Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in persone i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente. Questa trasformazione è visibile soprattutto in Giacinta (uno dei personaggi più belli e complessi del teatro goldoniano), che sembra sottrarsi alla propria rappresentazione per rivolgersi, nei suoi monologhi, direttamente al pubblico, alla vita. I preparativi per la villeggiatura, l’ansia per la partenza, il tempo disteso delle partite a carte, delle conversazioni estive, a cui seguono i silenzi malinconici del rientro in città hanno una scansione temporale, un movimento emotivo, un migrare sentimentale fatto di attese e delusioni, di speranze e conflitti, di ottimismo e infelicità. I personaggi che via via incontriamo sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di esserci piuttosto che di essere, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità, dall’incapacità di intravedere, all’orizzonte, novità che sostituiscano le abitudini. Goldoni ci offre un’analisi lucida e cruda di questo mondo, che è anche il nostro».
Con ritmo scatenato e tagli audaci, «Toni Servillo ha vinto la battaglia per fare di Goldoni, nel terzo centenario della nascita, un nostro contemporaneo» ("Il Giorno") e il pubblico «si diverte, reagisce a un teatro vitale, da cui ognuno si sente quasi direttamente interpellato» ("QN"), nonostante la commedia conservi tutta «la sua crudeltà e amarezza, il suo pessimismo di fondo» ("Il Manifesto"). «Una nuova e affascinante lettura» ("La Stampa"), per «un cast di notevole livello» ("Avvenire") e con una regia «"strepitosissima", che svecchia di colpo il teatro italiano con un lavoro portato a una tale precisione, in ogni particolare, senza averne l’aria, avendo l’aria opposta di disinvoltura, da strappare l’applauso ogni cambio di scena» ("Corriere della Sera").
«Ciò che conquista della Trilogia della villeggiatura è la sua assoluta originalità, la sua perfetta architettura teatrale», spiega Toni Servillo. «Sotto i nostri occhi, nello svolgimento delle tre commedie, assistiamo, come se si trattasse di un romanzo, alla trasformazione dei personaggi in persone i cui destini, le cui emozioni, ci riguardano e ci toccano profondamente. Questa trasformazione è visibile soprattutto in Giacinta (uno dei personaggi più belli e complessi del teatro goldoniano), che sembra sottrarsi alla propria rappresentazione per rivolgersi, nei suoi monologhi, direttamente al pubblico, alla vita. I preparativi per la villeggiatura, l’ansia per la partenza, il tempo disteso delle partite a carte, delle conversazioni estive, a cui seguono i silenzi malinconici del rientro in città hanno una scansione temporale, un movimento emotivo, un migrare sentimentale fatto di attese e delusioni, di speranze e conflitti, di ottimismo e infelicità. I personaggi che via via incontriamo sembrano raccontarci un oggi animato dalla necessità di esserci piuttosto che di essere, da una ricerca ostinata e nevrotica della felicità, dall’incapacità di intravedere, all’orizzonte, novità che sostituiscano le abitudini. Goldoni ci offre un’analisi lucida e cruda di questo mondo, che è anche il nostro».
Con ritmo scatenato e tagli audaci, «Toni Servillo ha vinto la battaglia per fare di Goldoni, nel terzo centenario della nascita, un nostro contemporaneo» ("Il Giorno") e il pubblico «si diverte, reagisce a un teatro vitale, da cui ognuno si sente quasi direttamente interpellato» ("QN"), nonostante la commedia conservi tutta «la sua crudeltà e amarezza, il suo pessimismo di fondo» ("Il Manifesto"). «Una nuova e affascinante lettura» ("La Stampa"), per «un cast di notevole livello» ("Avvenire") e con una regia «"strepitosissima", che svecchia di colpo il teatro italiano con un lavoro portato a una tale precisione, in ogni particolare, senza averne l’aria, avendo l’aria opposta di disinvoltura, da strappare l’applauso ogni cambio di scena» ("Corriere della Sera").
| Regia | Toni Servillo | |
| Scene | Carlo Sala | |
| Costumi | Ortensia De Francesco | |
| Suono | Daghi Rodanini | |
| Luci | Pasquale Mari | |
PERSONAGGI E INTERPRETI:
| Andrea Renzi | ||
| Francesco Paglino | ||
| Rocco Giordano | ||
| Eva Cambiale | ||
| Alessandro Errico | ||
| Toni Servillo | ||
| Tommaso Ragno | ||
| Paolo Graziosi | ||
| Anna Della Rosa | ||
| Chiara Baffi | ||
| Gigio Morra | ||
| Betti Pedrazzi | ||
| Giulia Pica | ||
| Marco D'Amore | ||
| Mariella Lo Sardo | ||
















