IL TEATRO COMICO
11 Dicembre 2007 / 16 Dicembre 2007 - Teatro della Corte
Carlo Goldoni
Produzione: Teatro Stabile di Bolzano, La Biennale di Venezia
Rappresentato per la prima volta nel 1750, Il Teatro comico è la commedia manifesto della riforma teatrale che Carlo Goldoni, di cui ricorre quest`anno il tricentenario dalla nascita, mise in atto proprio in quella stagione con la programmazione sul palcoscenico del Teatro S. Angelo di Venezia delle sue sedici commedie nuove. Una riforma che Giorgio Strehler sintetizzò così: «Goldoni teneva soprattutto alla qualità del testo scritto. Questa è la sua riforma. Vuole un testo scritto ma anche un teatro della verità, un teatro della vita che si fa in ogni istante. Questa è la storia della vocazione di Goldoni. Vocazione per un teatro che l`Italia non ha mai avuto e che lui ha perseguito con estrema lucidità e coerenza. Goldoni ha semplicemente avuto la grande idea di un teatro nazional-popolare. Questa è la sua vera, grande riforma: creare un teatro nazional-popolare italiano e per questo europeo o internazionale, ma che non rinnegasse la sua nazionalità e la sua popolarità». E Il Teatro comico parla appunto di tutto questo. Con risultato sorprendentemente moderno: un testo di "teatro nel teatro" che si colloca tra Improvvisazione a Versailles di Molière e le tentazioni metateatrali di molta drammaturgia del Novecento.
Gli attori della compagnia di Girolamo Medebach (della quale Goldoni fu drammaturgo stabile dal 1748 al 1753) sono intenti a provare la farsa Il padre rivale del figlio. Convenzioni, svogliatezza, narcisismi, con tutto quello che accade di sovente alle prove. Poi, poco alla volta, il discorso s’incanala in un dibattito sul cattivo gusto dei lazzi e delle tirate ereditate dalla Commedia dell’Arte, sul crescente distacco tra le Maschere e la vita. È l’occasione per Goldoni di esporre e difendere in modo appassionato la propria filosofia drammaturgica e, nello stesso tempo, di dare autonoma concretezza a un personale gioiello teatrale che permette allo spettatore di spiare dal buco della serratura il backstage di una compagnia veneziana del Settecento, colta nel momento delle sue più vitali tensioni creative.
Nel presentare lo spettacolo alla Biennale di Venezia, il regista Marco Bernardi scriveva: «Se avessi la bacchetta magica porterei con me lo spettatore su una nave che viaggi nel tempo fino alla sera del 5 ottobre 1750, al Teatro S. Angelo, nell’attimo in cui si apre il sipario su Il Teatro comico. Pensate quale doveva essere la tensione degli attori alle prese con uno spettacolo in cui interpretavano se stessi e l’essenza stessa del proprio destino artistico e professionale! Non avendo la bacchetta magica ho cercato di ricostruire quel clima di attesa, quel fervore che si crea in una compagnia quando c’è la sensazione di fare qualcosa di nuovo, di veramente importante, che cambierà le loro vite». MARCO BERNARDI
Gli attori della compagnia di Girolamo Medebach (della quale Goldoni fu drammaturgo stabile dal 1748 al 1753) sono intenti a provare la farsa Il padre rivale del figlio. Convenzioni, svogliatezza, narcisismi, con tutto quello che accade di sovente alle prove. Poi, poco alla volta, il discorso s’incanala in un dibattito sul cattivo gusto dei lazzi e delle tirate ereditate dalla Commedia dell’Arte, sul crescente distacco tra le Maschere e la vita. È l’occasione per Goldoni di esporre e difendere in modo appassionato la propria filosofia drammaturgica e, nello stesso tempo, di dare autonoma concretezza a un personale gioiello teatrale che permette allo spettatore di spiare dal buco della serratura il backstage di una compagnia veneziana del Settecento, colta nel momento delle sue più vitali tensioni creative.
Nel presentare lo spettacolo alla Biennale di Venezia, il regista Marco Bernardi scriveva: «Se avessi la bacchetta magica porterei con me lo spettatore su una nave che viaggi nel tempo fino alla sera del 5 ottobre 1750, al Teatro S. Angelo, nell’attimo in cui si apre il sipario su Il Teatro comico. Pensate quale doveva essere la tensione degli attori alle prese con uno spettacolo in cui interpretavano se stessi e l’essenza stessa del proprio destino artistico e professionale! Non avendo la bacchetta magica ho cercato di ricostruire quel clima di attesa, quel fervore che si crea in una compagnia quando c’è la sensazione di fare qualcosa di nuovo, di veramente importante, che cambierà le loro vite». MARCO BERNARDI
| Regia | Marco Bernardi | |
| Scene | Gisbert Jaekel | |
| Costumi | Roberto Banci | |
| Luci | Lorenzo Carlucci | |
PERSONAGGI E INTERPRETI:
| Patrizia Milani | ||
| Carlo Simoni | ||
| Alvise Bettain | ||
| Libero Sansavini | ||
| Roberto Tesconi | ||
| Alessandra Arlotti | ||
| Gianna Coletti | ||
| Alberto Fasoli | ||
| Luigi Ottoni | ||
| Maurizio Ranieri | ||
| Giovanna Rossi | ||
| Riccardo Zini | ||






