L’isola degli schiavi

Pierre de Marivaux

Al Duse
Dal 21 marzo fino al 9 aprile

Produzione

Teatro Stabile di Genova
Théâtre National de Nice

Regia

Interpreti

Duilio Paciello Ificrate
Martin Chishimba Arlecchino
Elena Gigliotti Eufrosina
Marisa Grimaldo Cleante
Andrea Di Casa Trivellino

 

Contributi artistici

Versione italiana

Carlo Repetti

Scene

Noëlle Ginefri

Costumi

Catherine Rankl

Luci

Alexandre Toscani

Un Marivaux d’annata. Quattro naufraghi sull’isola dove servi e padroni hanno l’obbligo di scambiarsi ruolo e vestito prima di ritornare nel mondo, redenti da rancore e da arroganza. La dialettica dei rapporti di classe prima di Hegel e di Marx, in una commedia gestita con allegria.

Con questo spettacolo, assume forma concreta l’annunciata collaborazione tra il Teatro Stabile di Genova e Irina Brook, che da un paio di anni dirige il Théâtre National de Nice. La scelta del primo spettacolo da realizzare come suo debutto alla regia in lingua italiana è caduta su un classico del teatro francese del Settecento: L’isola degli schiavi di Pierre de Marivaux (1688-1763), rappresentato per la prima volta nel 1725 alla Comédie Italienne.

Quattro sopravvissuti da un naufragio approdano sull’Isola degli Schiavi. Il saggio governatore dell’isola, Trivellino, espone loro la legge “di redenzione” che vige sull’isola, così nominata perché un tempo abitata da schiavi fuggiti dalle angherie dei loro padroni: i padroni e i servi dovranno scambiarsi i ruoli, i primi per pentirsi della propria superbia e arroganza, i secondi per liberarsi del rancore che nutrono verso i padroni.  Solo dopo la “redenzione”, ognuno riprenderà il proprio ruolo e tutti potranno far ritorno nel vecchio mondo. Servi e padroni si scambiano anche gli abiti e i nomi. Il processo di redenzione inizia con i racconti che gli ex-servi fanno a Trivellino della vita dei loro ex-padroni, vita fatta di piaceri, di ozi e di cattiverie nei confronti dei loro servi. Quando Trivellino esce di scena, gli ex-servi cominciano a tiranneggiare i loro ex-padroni e a fare avances alle loro donne, sfogando così tutta la loro rabbia repressa. Poco alla volta, però, l’acrimonia ha fine, dando origine a un nuovo rapporto padrone-servo, basato sul reciproco rispetto ed affetto e non regolato dalle rigide convenzioni sociali. Pace è fatta e il ritorno a casa è assicurato. Ma…

«Il procedimento tipico di Marivaux consiste nell’utilizzazione della finzione come strumento dimostrativo. E di questa finzione il teatro è il luogo per eccellenza. Il suo è teatro puro: teatro d’astrazione e di dimostrazione, esso costituisce la più alta espressione della convenzione teatrale. Il teatro di Marivaux impone all’attore di spersonalizzarsi, di esistere in una vita superiore; e questa sorta di disumanizzazione lo rende simile al primo di tutti gli attori: la marionetta; senza però perdere nulla in sensibilità, perché è la lucidità che rende crudele il teatro di Marivaux. Da tutta la sua opera, infatti, spira una profonda tenerezza per l’umanità». Louis Jouvet

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